"La radio e il cinema sono tra quei grandi automi che sempre più si occupano di dilettare le masse" Junger
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sabato 13 giugno 2020
STEP #20 --- NELLO ZIBALDONE DI LEOPARDI
Anche il poeta romantico Giacomo Leopardi, anche se in maniera metaforica, si riferisce agli automi nello "Zibaldone di Pensieri", una raccolta di poesie, pensieri e riflessioni filosofiche su vari argomenti; "zibaldone" deriva dalla parola "zabaione", con riferimento a un miscuglio di ingredienti diversi.
piuttosto come un panorama o un simulacro anatomico o un automa, che come una statua di Canova, piuttosto misurandole col compasso, che assaporandole e gustandole e paragonandole agli originali col palato, quelle traduzioni, dico, parranno ai tedeschi non tedesche, e nel tempo stesso non capaci di dare alle nazioni la vera idea degli originali, aliene dalla lingua e proprie di un'epoca di imperfezione e immaturità.
In questo passo, Leopardi critica fortemente le traduzioni tedesche delle lingue arcaiche, definendole un simulacro anatomico o un automa, cioè molto diverse dagli originali, quasi irriconoscibili. Questo tesi di leopardi sul recupero delle lingue antiche si evince anche in altre opere, tra cui le "Operette Morali".
Zibaldone di Leopardi
STEP #18 ---NELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA
Il rapporto tra l'uomo e la tecnologia viene affrontato anche nella filosofia contemporanea dal filosofo Pascal Chabot.
Egli nacque nel 1973 ed insegna all'Ihecs di Bruxelles. Dopo aver studiato filosofia all'Università Parigi-Sorbona e all'Università di Bruxelles, ha conseguito il dottorato con uno studio sull'opera di Gilbert Simondon.
Egli ha scritto molti libri, tra cui "Il robot filosofo", un dramma filosofico in 4 domande e 5 atti. Parla di una commissione di 5 illustri filosofi e un'intelligenza artificiale costituita dalla filosofia. Scopo del test è sancire la riuscita del primo robot filosofo. In questa discussione si spazia da un argomento all'altro, arrivando a parlare di argomenti quali la morte. Una delle discussioni più interessanti è sul fatto che il robot possieda una coscienza, e da qui ci si collega al rapporto servo-padrone di cui parlava il filosofo Hegel, cioè sul fatto che gli uomini riescano ad ottenere dei servi meccanizzati, dei quali gli uomini ne sono i padroni. Ora ci si trova di fronte ad una domanda: meglio un servo "macchina" dotato di coscienza o no? I filosofi ci fanno notare che questa domanda non ha una risposta precisa. Partiamo dal servo privo di coscienza: i padroni non si possono identificare come tali poichè il padrone non ha una vera e propria condizione di dominio; quindi sembrerebbe che siano meglio servi con coscienza, dal momento che gli uomini godrebbero pienamente il loro dominio. Ma in questo caso le macchine sarebbero in grado di riprogrammarsi da sole, e avverrebbe, come diceva Hegel, il rovesciamento dei ruoli, a favore delle macchine, perchè gli uomini dipendono dal lavoro dei "servi", che sono in grado di operare in piena autonomia.
foto di Pascal Chabot
STEP #16 --- UN PROTAGONISTA
Uno dei padri della robotica moderna è senza dubbio Isaac Asimov, scrittore e biochimico russo naturalizzato statunitense.
Egli era un uomo molto intelligente (si diceva che avesse un IQ di 160 secondo i test dell'epoca) e fu autore di circa 500 volumi, contenenti racconti di fantascienza e opere di divulgazione scientifica. Con i sui trattati scientifici ha dato un grandissimo contributo alla robotica e all'intelligenza artificiale.
Foto di Isaac Asimov
Egli ha scritto le tre leggi della robotica a cui obbediscono tutti i robot dei suoi racconti (e anche di altri autori):
- Un robot non può recar danno ad un essere umano, nè può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
- Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purchè tali ordini non vadano in contrasto con la Prima Legge.
- Un robot deve proteggere la propria esistenza, purchè la salvaguardia di essa con contrasti la Prima o la Seconda Legge.
Queste leggi nacquero negli anni '40 dalle fruttuose discussioni con l'amico Campbell. Asimov era dell'idea che la macchina era progettata bene, non poteva presentare alcun rischio, se ovviamente non era utilizzata impropriamente. Egli implementò queste leggi nei suoi robot rispettando la necessità di sicurezza (Prima Legge), servizio (Seconda Legge) ed autoconservazione (Terza Legge).
Le leggi furono considerate talmente popolari e sensate che furono utilizzate da altri scrittori, senza citarli, perchè solo Asimov poteva farlo. Successivamente tre leggi vennero estese con una quarta legge, detta Legge Zero, così chiamata per mantenere il fatto che una legge con un numero più basso soprassedesse ad una con un numero maggiore. Essa recita:
- Un robot non può recare danno all'umanità, nè permettere che, a causa del suo mancato intervento, l'umanità riceva danno.
In seguito, le altre tre leggi vennero modificate tenendo conto della Legge Zero.
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Isaac_Asimov
https://it.wikipedia.org/wiki/Tre_leggi_della_robotica
AUTOMA --- NEI FUMETTI

Immagine di Ultron
Ultron è uno dei principali nemici di un volume degli Avengers. E' un automa creato creato dal dottor Henry Pym, alias Ant-Man, e programmato per portare la pace, ma si ribella subito ad esso quando arriva alla conclusione che l'unico modo per portare a termine il suo obiettivo è l'estinzione della razza umana, in linea con lo STEP #15.
giovedì 11 giugno 2020
STEP #14 --- FATTO DI CRONACA
Onu, il robot della pace parla contro il killer robot: le armi intelligenti ed autonome del futuro.
E' stata fatta un'assemblea dell' Onu per evitare la nascita di una nuova guerra, e a convincere tutti è stato proprio un automa .
<<Possiamo permettere che un pugno di nazioni costruiscano delle armi, che, da sole, decideranno di prendere di mira e uccidere degli esseri umani?>> ha chiesto il premio Nobel per la pace Jody Williams nel corso di una conferenza dell' Onu per il bando di queste armi. La conferenza è stata organizzata dal movimento "Compaign to stop killer robots" ed inaugurata da Zumi Nagamitsu, commissario Onu per il disarmo. Nel dibattito, di estrema gravità, è stato registrato qualche sorriso per la presenza della mascotte del movimento, "il robot della pace", giunto per l'appuntamento direttamente da Londra. Il robot ha preso la parola per primo e ha invitato tutti a collaborare per la campagna per <<fermare i robot killer>>. Il robot non sembra molto sofisticato, ma con la sua voce metallica ha convito molti a partecipare, per un futuro senza una nuova proliferazione di armamenti.
Fonte: https://www.ilmessaggero.it/mondo/robot_pace_onu_robot_armi_intelligenti_futuro-4812099.html
mercoledì 10 giugno 2020
STEP #12 --- NEL PENSIERO MEDIEVALE E MODERNO
Abbiamo parlato dell'evoluzione del termine "automa" in ambito mitologico e letterario, ma esso è stato un concetto molto diffuso anche nel Medioevo, ossia il periodo che inizia con la caduta dell'impero romano d'occidente (476) e finisce con la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo (1492).
Questo termine lo troviamo nel trattato De Architettura di Vitruvio (IX libro) e nelle opere greche di Erone, in cui si parla di sistemi di discesa di pesi e caduta dell'acqua e di espansione dell'aria riscaldata. Nell'827 il califfo Baghdad al-Ma'mun possedeva due congegni realizzati a Costantinopoli da Leone il Saggio per l'imperatore Teofilo. Essi però andarono distrutti già al tempo di Michele III per riutilizzarne i materiali in un momento di difficoltà finanziaria.
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| "De Architettura" di Vitruvio |
La figura dell'automa era molto presente anche in epoca moderna.
Nel mondo islamico del XIV secolo sono stati ritrovati trattati di Erone di Alessandria riguardo a congegni "ingegnosi" che si basavano sulla meccanica dei fluidi. Essi funzionavano grazie all'utilizzo combinato dell'acqua sotto pressione e di galleggianti tra cui: automi, fontane che modificavano la direzione dei flussi dell'acqua a intervalli di tempo regolari, contenitori per versare bevande autonomamente e che si riempivano da soli, ma anche un falutista automatico e anche altre macchine idrauliche, in cui figure umane ed animali si muovevano secondo schemi ripetitivi, ma con tecnologie molto sofisticate per l'epoca, che, però, successivamente, furono perdute.
Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/automa_(Enciclopedia-dell'-Arte-Medievale)/
giovedì 30 aprile 2020
STEP#08 --- NEI DIALOGHI DI PLATONE
In senso metaforico, si può paragonare il dio "artigiano" di Platone all'uomo che plasma "macchine".
In un'opera appartenente ai Dialoghi di Platone, il Timeo, troviamo scritto:
...
Ma è chiaro a tutti che guardò a quello eterno: perchè il mondo è il più bello dei nati, e dio il più buono degli autori. Il mondo così nato è stato fatto secondo modello, che si può apprendere con la ragione e con l'intelletto, e che è sempre nello stesso modo.>>
Il dio di cui si parla in questo dialogo è noto come Demiurgo. Nella dottrina platonica esso (dal greco demiurgos, "artefice", "artigiano") è una sorta di divino artefice, dotato di intelligenza e volontà, che plasma il mondo a somiglianza delle idee. L'opera del demiurgo non investe, ma presuppone i principi costruttivi della realtà, i quali, secondo il Timeo, sono: le forme ideali eterne, la materia informe e reistente, chiamata "madre del mondo" e lo spazio, che è la sede, o il luogo, di tutto ciò che si genera. L'uomo fa lo stesso con le "macchine". L'automa, per definizione, è una macchina a sembianze umane; perciò si può affermare che, come il Demiurgo plasma la materia utilizzando come modelli le idee dell'Iperuranio, l'uomo realizza delle creature metalliche a sua immagine e somiglianza, usando come spunto l'idea di uomo stesso. Ma, a differenza del Demiurgo, che regola il mondo da lui stesso creato, l'uomo è stato oramai condizionato dalle sue stesse creature.

Demiurgo
Automa --- AFORISMI
<<Alcune persone sono incapaci di cogliere l'essenza della vita e il soffio intrinseco in ciò che contemplano, e passano la loro esistenza a discutere sugli uomini come si trattasse di automi, e sulle cose come se fossero prive di anima e si esaurissero in ciò che di esse si può dire, sulla base di ispirazioni soggettive.>>
Muriel Barbery, libro L'eleganza del riccio
STEP#07 --- NELLA POESIA
L'uomo che diventa un automa è un tema presente anche in poesia. Uno dei poeti che parla di ciò è Giovanni Di Lena nel testo poetico intitolato Alienazione.
Alienazione
E' diventato un optional
il cervello
confuso dalla cibernetica
e da software rivoluzionati.
L'operatore -in stand-by -
fischietta disinvolto
e con manovre sequenziali
regola gli indici delle macchine.
Si sta come automi
ad aprire e chiudere i nostri giorni
tra capannoni evanescenti
e sogni senza futuro.
In questo testo poetico emerge una doppia critica effettuata dall'autore: una rivolta alla tecnologia e una rivolta all'uomo moderno, strettamente collegate tra di loro.
In primis denuncia il progresso tecnologico, poichè l'autore ritiene che la tecnologia abbia offuscato la mente umana, e per l'uomo <<E' diventato un optional il cervello>>. <<L'operatore -in stand-by - fischietta disinvolto e con manovre sequenziali regola gli indici delle macchine>> è una metafora atta a mostrare il rapporto dell'uomo con le "macchine": l'uomo non è più in grado di ragionare, si affida totalmente alla tecnologia in ogni ambito. Nell'ultima parte della poesia si parla del tema dell'alienazione, strettamente collegato al "diventare un automa". L'uomo, a furia di manovrare le "macchine" è diventato anch'esso una macchina, senza volontà, senza ambizione e sogni, che agisce meccanicamente e non ha più rapporti con gli altri.
STEP#06 --- NELLA LETTERATURA
Il tema dell'uomo che si aliena dalla società e si tramuta in automa è molto frequente, soprattutto nella filosofia e nella letteratura del Novecento.Uno degli autori che affronta questo tema è senza dubbio Pirandello nel romanzo I quaderni di Serafino Gubbio operatore.
I quaderni di Serafino Gubbio operatore
Questo romanzo fu pubblicato inizialmente con il titolo "Si gira" e solo in seguito venne ristampato con il titolo attuale. Qui il narratore adopera la tecnica dell'analessi, che consiste nel presentare l'episodio tramite ricordi frammentati di eventi passati.
quaderni di Serafino Gubbio operatore
Serafino Gubbio è un cineoperatore che ha il compito di girare la cinepresa per registrare le scene. Egli si sente un automa totalmente alienato dal suo lavoro al punto da affermare: <<Finii d'essere Gubbio e diventai una mano>>. Un giorno Serafino viene incaricato di riprendere, con la sua cinepresa, la scenna dell'uccisione di una tigre ad opera di un cacciatore. All'interno della gabbia si trovano l'attore che veste i panni del cacciatore, la tigre e un'attrice. L'attore, che dovrebbe uccidere la tigre, rivolge l'arma contro l'attrice, togliendole la vita per questioni di gelosia, e la tigre, terrorizzata, si avventa sull'uomo e lo sbrana. Serafino, che sta filmando la scena, rinuncia ad ogni forma di sentimento e di comunicazione: egli continua a girare la manovella della cinepresa, indifferente al dramma che si sta consumando di fronte ai suoi occhi; da ciò il titolo originale dell'opera: "Si gira". Serafino diventa muto per lo shock. Il mutismo di Serafino può avere una duplice interpretazione: in primo luogo potrebbe essere il frutto dell'orrore e del trauma che il protagonista sta affrontando; in secondo luogo potrebbe alludere al mutismo degli intellettuali e dei lavoratori nei confronti della società durante gli anni della Grande Guerra, periodo in cui fu scritto il romanzo.

Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Questi, nell'età prefascista si tramutano in automi: l'uomo è ridotto ad oggetto privo di volontà alla stregua delle macchine; è diventato un'appendice delle macchine che adopera, termine usato anche dal filosofo Karl Marx nell'opera Manoscritti economico-filosofici, in cui parla dell'alinazione dei lavoratori nella società industriale.


Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Questi, nell'età prefascista si tramutano in automi: l'uomo è ridotto ad oggetto privo di volontà alla stregua delle macchine; è diventato un'appendice delle macchine che adopera, termine usato anche dal filosofo Karl Marx nell'opera Manoscritti economico-filosofici, in cui parla dell'alinazione dei lavoratori nella società industriale.
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Immagine usata per pubblicizzare la mostra sugli automi al MUDEC di Milano.
